Risalendo la curva dell’esistenza lungo la montagna fredda
sentivo
nel buio le campane tibetane riempire l’aria
di
una vibrazione sottile
leggero
rivivevo il non vissuto senza rancore
I
piedi andando con allegria
procedevano
su un tappeto di nuvole dolciastre
E
il cuore batteva soltanto al mantra suadente
del
soffio del vento
Io
stesso ero la curva, lo sapevo
ma
l’annuncio dell’alba lontana era radioso
DUNQUE
questo era il cammino.
E
ancora ancora nella gialla pianura brillava
il
regno del fiore blu
oltre
la quale sarebbe stato svelato
il
mistero del tempo
e
ai figli dell’uomo donato sollievo
Ma
non per me, avrei dovuto andare oltre
dove
le promesse non sono vane
dove
il silenzio non è una condanna
dove
il buio non è timore
dove
la pace è il mare in tempesta
dove
finire è solo cominciare
dove
l’umano è sovrumano.
